Un aumento marginale della domanda, dovuto essenzialmente a temperature più rigide, fa chiudere i consumi italiani di gas nel 2024 circa ai livelli del 2023, ossia ancora ai minimi da inizio secolo. Un contesto che suggerisce un mutamento strutturale della domanda nazionale dopo la crisi energetica, da un lato ridimensionando (relativamente) il profilo dell'Italia come consumatore, dall'altro aprendole prospettive come riesportatore, che può far leva sulle infrastrutture di import e controflusso per compensare gli effetti del nuovo stop alle forniture russe sull'Europa Centro-Orientale. È quanto emerge dal servizio mensile su domanda e offerta gas della Staffetta Quotidiana. La pagina contiene elaborazioni sui dati di Snam Rete Gas e del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica ed è curata da Agata Gugliotta del Rie, Gionata Picchio e Antonio Sileo. Per i consumi di novembre e dei primi 11 mesi dell'anno (v. Staffetta 3/12).
Il 2024, nonostante un nuovo rimbalzo di dicembre, si è chiuso per l'Italia con consumi di gas in lievissimo aumento sul 2023 (+0,5%) a quasi 61,4 miliardi di mc (61.378,8 milioni di mc, dati Snam Rete Gas). Il valore, che conferma la previsione della Staffetta di novembre (v. Staffetta 3/12), colloca la domanda italiana ancora sui minimi da inizio secolo (-11,5% sulla media del decennio 2014-23), suggerendo che la struttura dei consumi sia ormai definitivamente mutata: una quota di domanda è scomparsa sotto i colpi sia di efficienza e rinnovabili che dei prezzi elevati, lasciando nel contempo spazio a un potenziale ruolo del nostro Paese come riesportatore, col venir meno del gas russo.
Guardando alla domanda per singolo settore, il leggero incremento dell'anno è dovuto essenzialmente alle temperature più rigide, che hanno spinto i consumi civili (+2,2% a 27.173,5 mln mc, -11,8% sulla media 2014-23), con l'aggiunta di una ripresa marginale dell'industria (+1,6% a 11.620,6 mln mc con quattro giorni lavorativi in più, -12,3% sulle medie del decennio). In moderata flessione invece la domanda termoelettrica: -1,4% a 20.843,2 mln mc (-10,7% sul 2014-23), nonostante i notevoli ma episodici rimbalzi di agosto, novembre e da ultimo dicembre.
Nell'ultimo mese dell'anno le centrali hanno chiesto il 12,3% in più che a dicembre 2023 (-0,6% sul decennio), contribuendo insieme ai consumi civili (+9,7% per le temperature rigide) a sostenere la domanda complessiva (+9,2%, -7,1% sulla media 2014-23). Piatta l'industria (+1% con due giorni lavorativi in più)
Sul fronte dell'offerta, la domanda leggermente più sostenuta non si è tradotta in un corrispondente incremento dell'import che, al contrario, è diminuito di un 3,1% a 58.743,2 mln mc (-10,4% sulla media a 2014-23), sommandosi a una leggera flessione della produzione nazionale, che tuttavia, grazie a un deciso rimbalzo di un +32,8% nel mese di dicembre con l'avvio di nuove produzioni, si è limitata a un -1,9% sul 2023 a 2.752,1 mln mc (-41% sul decennio 2014-23).
A fare le spese della minore offerta, tuttavia, non sono state le iniezioni nette in stoccaggio, come già visto poco mosse in aprile-ottobre (-0,6% a 7.854 mln mc e -25,1% sul 2023), quanto le esportazioni che, in un contesto sfavorevole di differenziali di prezzo con i Paesi vicini, è risultato decimato rispetto al 2023: solo 321,2 mln mc, ossia -84,2% rispetto agli oltre 2 mld mc dell'anno precedente.
Sempre riguardo alle scorte, la già segnalata fiammata di erogazioni in novembre (+75,2%), non replicata in dicembre (-4,6% su dicembre 2023 e -3,1% sulle medie decennali), ha spinto il tasso medio di svuotamento dell'ultimo bimestre di un +17,2% sull'analogo periodo del 2023 (+7% sul decennio).
Il dato annuale dei consumi, come detto, colloca i valori 2024 sui livelli più bassi da inizio secolo, al di sopra solo del 2023 (61,09 mld mc il dato Snam) e del 2014 (61,1 mld mc), suggerendo che sia avvenuta una riconfigurazione strutturale della domanda: da un lato per l'effetto dei prezzi elevati degli ultimi anni, che hanno incentivato le imprese a lasciare il gas o a ridurne l'utilizzo con interventi di efficienza, quando non a chiudere i battenti; dall'altro per il parallelo incremento dell'offerta di elettricità da fonti rinnovabili. Nel contempo, un simile (relativo) attenuarsi del profilo dell'Italia come paese consumatore, può aprire spazi per un suo diverso ruolo di riesportatore, facendo leva da un lato sul nuovo fabbisogno dell'Europe Centro Orientale col venir meno da gennaio del gas russo in transito dall'Ucraina - come suggerito dalla stessa Commissione UE (v. Staffetta 02/01) (il 1° gennaio, anche se molto contenuti, si sono registrati flussi fisici in uscita dall'Italia all'Austria per la prima volta dopo diverse settimane) - dall'altro sull'abbondante dotazione infrastrutturale.
Già oggi, infatti, l'Italia dispone di 23 miliardi di mc di capacità di rigassificazione da 4 terminali, che diventeranno 28 mld mc da 5 terminali dal prossimo aprile con l'avvio di Ravenna, a fronte di una domanda di gas liquefatto nel 2024 pari a meno di 15 mld mc, che arriverebbe a 20 ipotizzando che tutti i 5,5 mld mc importati nell'anno dalla Russia siano rimpiazzati da carichi di Gnl. Questo senza contare la spare capacity sulle infrastrutture di interconnessione coi mercati del Nord Europa, i maggiori volumi dall'Algeria e dall'Azerbaigian annunciati per il futuro e l'ipotesi (tuttavia meno certa) di un raddoppio del Tap.
Non ultimo, in questi anni Snam ha investito significativamente in capacità in controflusso che, seppure quest'anno non è servita a sostenere l'export a causa dello scenario di prezzi sfavorevole (v. sopra), nei nuovi equilibri di mercato dopo l'ultimo stop dalla Russia potrebbe tornare nuovamente utile, come già in parte avvenuto nel 2023.
Guardando infine agli approvvigionamenti per fonte, anche nel 2024 l'Algeria è rimasta il primo fornitore singolo, ancorché in calo (-8,6%) a 21,07 mld mc. In flessione anche l'apporto complessivo del Gnl, che sui quattro terminali ha portato 14,66 mld mc (-9,5%), complici le fermate per manutenzione di Olt e Panigaglia ma anche uno scenario di prezzi e offerta meno attraente. Più volumi sono arrivati invece dal Tap, porta del gas azero verso l'Italia: +4,3% a 10,26 mld mc. In quarta posizione, in frenata (-8,6%) il Nord Europa con 5,87 mld mc, seguito dalla Russia, che invece segna un forte rimbalzo: +114,7% a 5,46 mld mc. Vengono infine la produzione a 2,75 mld mc, e la Libia con 1,41 mln mc.