Intervenendo mercoledì all'assemblea di Assopetroli il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonio Gentile ha presentato un intervento scritto, dichiaratamente ispirato alla Strategia energetica (SEN) del 2013. Preparato, ha tenuto a sottolinearlo, col supporto delle direzioni competenti del ministero. Più che ispirato, in realtà, il testo è per l'80% un copia-incolla del primo capitolo della SEN. Inclusi, come nelle migliori scopiazzature scolastiche, anche gli "errori": in questo caso dati ormai fossili trattati come attuali.
“Almeno sappiamo che anche nel Mise qualcuno sta rileggendo la SEN”, commentava giovedì con una punta di ironia un operatore del settore. E in effetti, almeno nelle prime righe, il testo instilla quasi la speranza che si tratti di una ripresa ragionata. Del resto i ministri Galletti e Calenda e perfino il vicepresidente della Camera Sereni hanno detto che l'esecutivo lavora a una revisione della Strategia. Forse sovrapponendo il discorso di Gentile alla SEN originale appariranno in controluce indicazioni utili sulla direzione seguita?
La speranza viene presto delusa. Le differenze si riducono a pochi capoversi: le poche righe iniziali sulla sfida tecnologica delle smart cities, di cui il sottosegretario ha la delega, il richiamo alle norme sulla distribuzione carburanti del Ddl concorrenza - di cui è referente in Parlamento - un cenno al terrorismo e alle “tristi guerre” in Nord Africa, un ampio passaggio sull'upstream Italia – un po' fuori contesto in un consesso di venditori di carburanti – una citazione di Papa Francesco e, ovviamente, l'immancabile appello a votare sì al referendum costituzionale.
Troppo poco per lasciar intravedere un disegno di revisione. A meno di non interpretare come tali un paio di passaggi invece rimossi rispetto all'originale: il “raggiungimento e superamento degli obiettivi ambientali europei al 2020”, promesso dalla SEN, diventa ad esempio semplice “raggiungimento”. E sparisce il capoverso con le previsioni sul mix energetico, col dettaglio tra rinnovabili e fonti tradizionali.
Per il resto l'intervento resta pedissequamente fedele. Anche a costo di presentare come attuali dati di cinque anni fa, un'era geologica in rapporto alle trasformazioni avvenute nel frattempo. Gli stessi del 2013 sono i delta tra i prezzi italiani e quelli europei, l'importo della “fattura energetica”, le previsioni dell'Aie sulla domanda europea di gas. Identiche le stime sui risparmi ottenibili sulla bolletta di elettricità e gas e sulla fattura import attuando le “misure” della SEN, e quelle sugli investimenti futuri. Come se la Strategia non si fondasse, per forza di cose, su dati di almeno quattro o cinque anni fa.
Dal 2012 al 2015, solo per fare degli esempi, il prezzo medio del Brent è sceso da oltre 100 a 50 dollari, quello del gas al PSV da 29 a 22 €/MWh, quello dell'elettricità sulla Borsa da oltre 75 a 52 €/MWh, il quadro dei consumi e le relative previsioni sul futuro sono cambiati radicalmente, come pure i costi delle tecnologie. Come fanno la fattura energetica a restare sempre sopra 60 miliardi l'anno (lo scorso anno era circa la metà) e i risparmi stimati applicando la SEN sempre a 9 miliardi all'anno?
Naturalmente non si può solo per questo escludere che le intenzioni del governo siano serie. Tuttavia si tratta di un ulteriore segnale che dell'energia all'esecutivo sembri interessare sempre meno - con le decisioni fondamentali o inevitabili demandate, più che al Mise, al sottosegretario De Vincenti.
Altri sintomi sono le divisioni e i tentennamenti sul Ddl concorrenza, di cui l'energia rappresenta un capitolo non secondario, a dispetto del piglio decisionista con cui il ministro Calenda aveva preso in mano il dossier a fine maggio. O la leggerezza con cui si pescano dai conti della Csea 400 milioni per l'Ilva, glissando sull'obiezione dell'Autorità che se la restituzione avverrà oltre il 2018 effetti in bolletta saranno inevitabili. O ancora l'ostinazione a guardare il caso dispacciamento come un mero problema di “ordine pubblico” e non anche come il sintomo di una disfunzionalità generale del sistema. Un settore chiave in una delicata fase di transizione merita probabilmente di più.